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2019-11-13 11:33:43

Dall’esperienza formativa alla formazione esperienziale: intervista a Fabio De Luca e Valerio Boni

Cesare Granati


“La formazione esperienziale per me è l’arte di creare contesti di apprendimento all’interno dei quali le persone possano tirar fuori i propri talenti e le proprie competenze distintive”: un’esperienza formativa davvero innovativa, di cui abbiamo parlato con Fabio De Luca, 42 anni, originario di Bergamo, esperto di Relazioni Pubbliche e “attivatore di talenti”, e  Valerio Boni, romano di 39 anni, Aziendalista e Coach proveniente dal mondo del teatro, trainer esperti che fanno parte del team di Maieutiké SRL e che parteciperanno ai prossimi appuntamenti di INN-Veneto, il 12 novembre a Verona

 

Cosa significa formazione esperienziale? Quali sono le sue peculiarità?

 

Fabio De Luca: Aiutare le persone a tirar fuori i propri talenti, attraverso l’esperienza. Come trainer amo vedere il volto delle persone stupito perché hanno scoperto non solo ciò che sanno già fare bene, ma anche ciò che possono fare, solo con un pizzico di coraggio in più. La bravura di un trainer si vede quando le prove, le esperienze che vengono affrontate dai partecipanti, sono incrementali e permettono l’evolversi delle competenze: nella prima prova/esperienza può venire fuori una difficoltà che è poi risolta nella seconda, dove però ne emerge un’altra, e così via. Il formatore è una sorta di designer di videogiochi fatti per livelli. Ogni momento proposto è un livello da risolvere. L’evoluzione diventa possibile grazie alla capacità delle persone di mettere insieme le competenze e i talenti, imparando così gli uni dagli altri. Come avviene anche sul lavoro, nelle organizzazioni che funzionano meglio.

 

Valerio Boni: Fondamentale è la figura del trainer, che deve padroneggiare i contenuti e i metodi, cogliere le sfumature e gestire la situazione: certe nozioni vanno semplicemente trasferite, altre vanno tirate fuori dall’esperienza che viene vissuta. Il formatore deve saper individuare la chiave che in quel momento può sbloccare un "livello" di apprendimento e passare così all’esperienza successiva. Un “buon” trainer è anche in grado di creare nel contesto esperienziale un corretto equilibrio, una giusta dose di energia, necessaria perché avvenga l’insight. Quel salto di paradigma cognitivo, quella nuova interpretazione che serve per introiettare dentro di sé il nuovo concetto e la nuova tecnica. Per questo, un altro elemento decisivo è la conoscenza del funzionamento dei neurotrasmettitori: la gioia, la scoperta e la sorpresa possono essere d’aiuto in alcuni momenti, la tristezza, la rabbia e la paura in altri. Sta al “buon” trainer l’arte e la tecnica per decidere quando attivare gli uni o gli altri.

 

Il 12/11 parteciperete all’evento “Sport ed evoluzione del territorio”: Come si inserisce, come si integra il training esperienziale nel mondo dello sport?

 

Fabio De Luca: Lo sport è educazione, disciplina, gestione delle proprie emozioni e la formazione esperienziale spesso ne ruba le dinamiche. Non tutti gli sport, però, insistono sulle stesse dinamiche: alcuni funzionano meglio per lavorare sulla squadra, altri meglio per lavorare sulla gestione delle emozioni. Nella fattispecie, presso il Centro Sportivo il Bottagisio, abbiamo sperimentato più volte la metafora della scherma, perché ha delle peculiarità che fanno gioco quando si vuole creare contesti di apprendimento che parlino di emozioni e concentrazione. Gli allenamenti a cui si sottopongono gli schermidori lavorano sulla respirazione, sulla gestione dello stress, sulla postura che genera attenzione e presenza. Tutti elementi strategici quando si lavora su temi quali l’intelligenza emotiva e sulla leadership di sé stessi.

 

Valerio Boni: Sport e formazione esperienziale sono un binomio indissolubile. Io vengo dal teatro, ma da giovane praticavo sport a livello agonistico: credo siano entrambe una metafora dell'essere "qui ed ora". Io uso l'espressione "allargare l'istante", l'istante in cui sei nel momento di una scelta, in una difficoltà di qualsiasi tipo, e credo che la scherma, ad esempio, possa portare a vivere quel momento in modo pieno. Se si affronta l’esperienza con un coach capace di attivare le giuste riflessioni, si possono portare a casa consapevolezze importanti. 

Nella vita la competizione porta a concentrarsi sul risultato dimenticandosi del percorso, è una dinamica potenzialmente attivata dall'agon, ma "allenandosi" si possono vivere quei momenti in maniera più soddisfacente, che non significa semplice o necessariamente vincente, ma con un “senso” che ci faccia comunque conquistare qualcosa.

 

Invece, guardando al nostro quotidiano, ci sono delle parole chiave, dei concetti per crescere ogni giorno attraverso “l’esperienza”?

 

Fabio De Luca: La vita è la summa delle nostre esperienze da cui abbiamo tratto un’emozione e un insegnamento. La coesistenza di questi due concetti ci permette di apprendere dai nostri successi e dai nostri errori. Senza emozione, difficilmente coglieremmo l’importanza di ciò che sta accadendo. Senza un apprendimento, difficilmente sapremmo replicare quello che ha funzionato o essere in grado di trovare nuove risposte a situazioni in cui il nostro comportamento non ha portato i frutti sperati. Per questa ragione, trovo che la formazione esperienziale sia magica, perché ci insegna ad apprendere in ogni momento della nostra vita, moltiplicando le occasioni di scoperta.

 

Valerio Boni: osservazione, riflessione, concettualizzazione e soprattutto sperimentazione… chi segue le nostre attività lo sa, perché si tratta delle parole che sintetizzano il Ciclo di Kolb. Io di base sono tra la riflessione e la concettualizzazione, questione di carattere forse, ma l'esperienza, lo spazio di gioco, il momento di sperimentazione senza paura del fallimento, credo siano la chiave per generare sempre nuova consapevolezza.

 

Per concludere, quanto è importante per chi fa formazione, distribuisce conoscenza, un network come quello costruito intorno ad INN-VENETO?

 

Fabio De Luca: La rete di manager dell’innovazione sociale che si è generata durante il percorso INN VENETO ha un ruolo chiave nella gestione del cambiamento che vogliamo vedere all’interno delle imprese che hanno sede nel territorio veneto. L’innovazione sociale è un cambio culturale e la cultura viene cambiata solo quando sono tante le persone che decidono di abbracciare nuovi concetti e nuovi approcci. La rete può dare forza ai singoli per aiutare gli imprenditori a vedere opportunità in questo nuovo modo di interpretare l’innovazione in azienda. I frutti sono tanti, ma per coglierli è necessario creare un terreno fertile che permetta loro di crescere: la rete può essere considerata un ottimo fertilizzante capace di migliorare le proprietà organolettiche dei terreni dove l’innovazione può essere piantata.

 

Valerio Boni: Se penso al Veneto immagino un territorio bello, produttivo, con persone che hanno saputo trarne l'essenza positiva, sicuramente con tanto duro lavoro e fatica. Ora io guardo quel territorio e vedo un gruppo di persone connesse, che hanno un'esperienza in comune, che conoscono modi di dialogare, qualcosa che vada oltre il mero contenuto tecnico/tecnologico, su cui ognuno ha la sua esperienza e competenza specifica. Una rete come questa non solo può favorire l’attivazione di modelli più efficienti ed efficaci, ma anche arricchire quell'essenza positiva che da sempre caratterizza il territorio.