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2019-11-26 09:59:39

La persona al centro dell’impresa, l’essere umano motore di innovazione. L’intervista a Roberta Talarico

Cesare Granati


La social innovation come vettore di innovazione innanzitutto valoriale, per superare gli standard e rivitalizzare il contesto socio-economico mettendo le persone al centro delle organizzazioni. Possiamo riassumere così il pensiero di Roberta Talarico: classe ‘79, dopo la formazione accademica in Lingue Orientali, Comunicazione e Management e quasi 10 anni di lavoro in Commissione europea, occupandosi dei rapporti con l’Italia e di partenariati internazionali, è stata Presidente dell’Associazione culturally.eu, un hacking-laboratory e network nel quadro strategico europeo delle relazioni culturali internazionali, ed oggi è Strategy Advisor di BYE Srl Società Benefit, azienda che opera in tutti gli ambiti della società e dell’economia, dalla consulenza all’educazione, dall’arte e alla cultura, affermando nelle soluzioni e nei prodotti e servizi proposti la centralità assoluta dell’Essere Umano, della sua Essenza e dei valori che intimamente lo abitano.

 

Cos’è per te la social innovation? 

 

“La Social Innovation è imparare a guardare alle cose sfidando gli standard. Con approccio critico rispetto ai margini di insoddisfazione riscontrati e con atteggiamento costruttivo rispetto ai risvolti creativi che quei limiti possono generare. Non smetto mai di citare le parole con cui si chiude il celebre testo di Max Weber “La politica come professione”: è perfettamente esatto, e confermato da tutta l’esperienza storica, che il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile.”

 

Quali sono gli elementi da cui partire per fare innovazione sociale in azienda?

 

“Non esiste innovazione sociale possibile senza lavorare sulla maturazione delle persone, sulla loro consapevolezza come agenti attivi di cambiamento e di trasformazione. Non ho dubbi dunque che l'educazione (e-ducere: tirar fuori) sia l'arma migliore a disposizione delle aziende per stimolare il talento e nutrire le anime delle persone che le costituiscono. La matrice e la qualità dei percorsi di educazione naturalmente sono la chiave per renderli un vero motore di vitalità e di azione proficua per le imprese.”

 

Oltre che in azienda, può diventare un fattore di sviluppo territoriale? Come? 

 

“I nostri territori - come tutti i territori - sono ricchi di storia, esperienze, specificità, sfide, bisogni, persone, caratteristiche, che li rendono un unicum da trattare con cura e rispetto ma anche con slancio per partecipare al presente ed essere pronti al futuro. L'approccio tipico della social innovation in questo senso può essere determinante: per superare il tipico sguardo rivolto al passato che ingabbia i nostri luoghi in schemi nostalgici ma spenti; e per guardare invece al futuro con il riacceso entusiasmo di chi lo sfida forte di conoscenze e di soft skills allenate.”

 

La tua ultima esperienza professionale insiste proprio su questi argomenti. Quando sei di fronte ad un’azienda, quali sono le criticità che incontri più spesso? E quando il cliente è lo Stato, la cosa pubblica? 

 

“Resistenza al cambiamento, timore per terreni poco noti, schemi culturali superati e rigidi. Potremmo andare avanti con l'elenco, rappresentando una serie di questioni tipicamente addotte - generalizzando - come causa della staticità dei nostri sistemi nel privato e ancora più nel pubblico. Ma lasciami andare controcorrente e rafforzare un concetto già condiviso: la vera criticità sta nella scarsa consapevolezza di ciascuno di noi rispetto alla nostra essenza più vera e vitale come essere umani. Perché ci sembra più urgente e importante rincorrere dinamiche sempre più veloci e schizofreniche. Sì, parlo soprattutto della degenerazione della tecnologia e dei social: ricentriamoci sulla nostra vera essenza e riprendiamo il controllo su quelle dinamiche.”

 

Dal tuo punto di vista, come si inserisce il Veneto nel contesto nazionale e internazionale su queste tematiche? 

 

“La Regione Veneto ha intrapreso una prospettiva progettuale molto interessante e utile quando ha deciso di usare il Fondo Sociale europeo per azioni di social innovation. Finalmente anche Regioni italiane insistono su questo argomento, già ben coltivato nella dimensione europea che, per quanto riguarda lo sviluppo di policy di riferimento, seguo da anni in prima persona: oggi la social innovation è stata incardinata nel pilastro europeo dei diritti sociali caro alla Commissione.”

 

L’ecosistema “Veneto” (su cui insiste INN-Veneto) è, o può essere, attrattivo per chi fa innovazione? 

 

“Oggi a livello globale assistiamo a tentativi – più o meno riusciti – di creazione di ecosistemi. L’operazione è complessa e di difficile funzionamento, ma si basa su caratteristiche di condivisione, interazione e collaborazione potenzialmente generative di grande valore. L'auspicio è che il Veneto continui a coltivare il terreno seminato con INN Veneto, per promuovere la fioritura di visioni sempre in evoluzione e fonte di prosperità. Sarà questo a determinarne l'attrattività a mio parere.”