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2019-11-07 11:47:01

Reverse Impresa Sociale: la sostenibilità a 360°

Cesare Granati


Il progetto Reverse nasce a Verona nel 2010, dall’iniziativa dei soci fondatori dell’associazione culturale Reverse Lab, Nicola Gastaldo, architetto, Federica Collato, economista ed esperta di sostenibilità, e Raffaele Iaccarino, uscito successivamente dal progetto, del quale dal 2013 fa parte anche Michele Pistaffa, che si definisce ingegnere mancato e artigiano centrato. Sostenibilità come stile di vita, non solo in senso ambientale, ma anche sociale. Come scrivono nel manifesto: un pensiero alternativo, da declinare negli ambiti sociale, culturale, economico ed ambientale, ponendo al centro l'Uomo e la qualità della vita, le relazioni interpersonali ed il rispetto dell'ambiente.

Dal primo momento Reverse si focalizza sul ri-utilizzo degli scarti di produzione, la circolarità come modello produttivo. L’associazione propone alternative concrete, un approccio che parte dall’idea di arredo, di gestione dello spazio e arriva fino al singolo pezzo di design. Non solo il recupero del materiale, ma anche del sapere artigiano, l’idea che sia più semplice capire un oggetto, apprezzarlo, recuperarlo, quando siamo in grado di realizzarlo e comprendiamo i processi e il lavoro che nasconde.

 

 

Tra eventi, installazioni, laboratori hanno sempre cercato di dare spazio a queste tematiche e l’associazione ha continuato a crescere, facendosi conoscere anche fuori Verona. Nel 2011 hanno deciso di rivedere il progetto: hanno candidato il proprio business plan ad un bando regionale, lo hanno vinto e nel 2013 è nata Reverse Impresa Sociale. 

Forti di una maggiore consapevolezza e di una struttura societaria in linea con la crescita della propria audience, più adeguata alle attività svolte oggi da Reverse, laboratorio sperimentale, ma anche studio di design, società in grado di offrire consulenza e formazione grazie all’esperienza maturata negli anni e spazio di coworking (Via Giolfino 4, VR), Federica, Michele e Nicola gestiscono un’impresa sostenibile dal punto di vista economico (i loro prodotti arrivano in tutto il Veneto, ma anche a Milano e Torino) e protagonista dell’innovazione sociale nel proprio territorio. 

 

Infatti, uno degli obiettivi di Reverse rimane quello di realizzare progetti con esternalità positive per la comunità, fare rete per valorizzare risorse, materiali e, soprattutto, persone. Per farlo collaborano con vari partner territoriali, il Comune di Verona e le associazioni di categoria, centri di ricerca e università, e portano avanti l’attività commerciale rimanendo fedeli ai propri valori, al proprio manifesto. E tra le collaborazioni che meglio raccontano la filosofia di Reverse c’è sicuramente quella attivata con il carcere di Verona, che ha avuto un tale successo da essere riproposta in altre case circondariali della Regione e da impattare anche sulla struttura organizzativa dell’impresa: oggi infatti esistono due unità produttive, Reverse IN e Reverse OUT, indicando proprio la produzione interna o esterna al carcere. La prima si concentra su lavorazioni più semplici, ma i detenuti che partecipano all’iniziativa possono comunque imparare un mestiere e approcciare il mondo del lavoro, cosa che in molti non avevano mai fatto prima e che potrà aiutarli fuori dal carcere. 

 

Una realtà che, partendo dal non-profit, ha saputo evolvere diventando Impresa Sociale, quindi mettendo in pratica il proprio manifesto: sostenibilità a 360°, sociale, ambientale ma anche economica. Reverse è elemento centrale all’interno della propria comunità per favorire la nascita di un ecosistema innovativo, anche dal punto di vista etico e sostenibile, inevitabile che finisca nella rete di INN-Veneto Community. 

Per saperne di più su Reverse, territorio e innovazione sociale, appuntamento il 12 novembre a Verona, durante lo Human Smart City Festival organizzato da A-OFF, per l’evento di Umana Forma e INN-Veneto TERRITORI INNOVATIVI: quali fattori favoriscono l’attrattività?