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2019-09-05 17:07:48

Arriva INN-VENETO Mauro Vescera, direttore del Museum of Vancouver: un viaggio tra arte, tecnologia e social innovation

Cesare Granati


La contaminazione come valore, come mezzo principale per fare innovazione. Anche, e soprattutto, social innovation. Grazie al progetto INN-VENETO, Venetica, cooperativa di Padova impegnata nel campo della formazione, ha portato in Italia Mauro Vescera, italocanadese (“i miei erano pugliesi”) che dopo 25 anni di carriera nel mondo dell’arte e della cultura, da un anno e mezzo è direttore del Museum of Vancouver (MOV). Insieme ad UMANA e a Martina Semenzato, manager del gruppo, il direttore e Giulia Poli, borsista di Venetica, hanno potuto ri-scoprire le meraviglie del distretto del vetro di Murano, ammirando le lavorazioni tradizionali con uno sguardo al futuro. 

La contaminazione come valore, come mezzo principale per fare innovazione. Anche, e soprattutto, social innovation. Grazie al progetto INN-VENETO, Venetica, cooperativa di Padova impegnata nel campo della formazione, ha portato in Italia Mauro Vescera, italocanadese (“i miei erano pugliesi”) che dopo 25 anni di carriera nel mondo dell’arte e della cultura, da un anno e mezzo è direttore del Museum of Vancouver (MOV). Insieme ad UMANA e a Martina Semenzato, manager del gruppo, il direttore e Giulia Poli, borsista di Venetica, hanno potuto ri-scoprire le meraviglie del distretto del vetro di Murano, ammirando le lavorazioni tradizionali con uno sguardo al futuro. 

 

La prima tappa di questo viaggio delle meraviglie però non è sull’isola del vetro ma a Venezia: la Scuola Grande della Misericordia. Un esempio virtuoso di rigenerazione urbana nel capoluogo veneto, un ritorno alla vita per un gioiello chiuso dal 1989 al 2016, da quando ha smesso di essere la casa della Reyer Venezia a quando l’attuale proprietà del club veneziano l’ha acquistata ristrutturandola e facendola rivivere grazie a mostre e sfilate, attirando clienti e visitatori da ogni parte del mondo. “Ospitiamo installazioni e mostre d’arte, in particolare durante il periodo della biennale, sfilate di moda, convegni ed eventi aziendali. Non solo, la Scuola Grande viene affittata anche a privati” spiega Martina Semenzato al direttore, mentre un gruppo di ragazzi e ragazze russi esamina un numero spropositato di casse di champagne, “stanno allestendo una cena di pre-matrimonio”. 

 

Con lo spettacolo della Misericordia alle spalle, il motoscafo muove verso Murano e lo storico distretto del vetro, un’eccellenza italiana in crisi da troppo tempo che attraverso formazione, tutela e promozione del patrimonio ha ricominciato ad attirare le nuove generazioni, a ripensare il futuro. Questo è l’obiettivo della scuola AbateZanatti, Istituto Tecnico Paritario fondato dal Gruppo UMANA dove oltre alle materie scolastiche come italiano, matematica e inglese si insegnano le tecniche di lavorazione del vetro, “dalla lavorazione in fornace alla vetrofusione e i corsi di lume”, trasmesse agli studenti direttamente dai maestri veneziani. Attraversiamo le aule e ammiriamo i lavori degli alunni, giochiamo con polveri colorate e mattonelle di vetro, come i ragazzi dell’Umana Reyer Venezia, accompagnati dai Campioni d’Italia della pima squadra: un altro modo di fare innovazione sociale, rete tra sport e cultura, contaminazione tra l’arte del vetro e quella della pallacanestro. 

 

Lasciamo l’istituto per tuffarci nel caldo torrido di questo giugno africano e attraversiamo le calli di Murano, uno spettacolo nello spettacolo. Arriviamo al Museo del Vetro, museo civico fondato nel 1861, dove il direttore Vescera può ammirare secoli di storia, i pezzi più antichi sono addirittura di età romanica, il grosso della collezione - “di cui è esposta una minima parte” - risalgono all’epoca d’oro del vetro di Murano, tra il XV e il XVII secolo. Ma il vetro è anche presente e futuro, infatti il museo vanta un’ampia collezione di pezzi contemporanei e tra i manufatti è possibile ammirare alcuni pezzi firmati Salviati,il più importante brand del distretto, oggi rilanciato proprio dal Gruppo UMANA. 

 

Martina Semenzato ci saluta per raggiungere la sede della storica azienda vetraia mentre il direttore Vescera ci spiega cos’è per lui l’innovazione sociale, pranzando in una piccola Osteria nei pressi del museo, senza aria condizionata né bancomat, di fronte ad una frittura di paranza.  

 

“Digitalizzazione e contaminazione. Usare le nuove tecnologie per aprire i magazzini, rendere le collezioni davvero accessibili, e collaborare tra musei.  Noi ad esempio stiamo lavorando ad un progetto educativo con la Grecia: i bambini vengono nel nostro laboratorio e lavorando con AI e XR, dentro una stanza, ricreiamo un mercato greco, con la possibilità di interagire con i manufatti, che in realtà sono nel museo ad Atene. È un modo per fare innovazione e per rilanciare il business del museo, perché il programma di educazione acquista valore ed è possibile far conoscere e promuovere la propria collezione.”

 

Uno sguardo ai giovani quindi.

 

“La gioventù sta tornando nei musei, ma non si può raccontare sempre la solita storia. Noi proponiamo spesso qualcosa sul design, sul contemporaneo, e affrontiamo temi d’attualità: ad esempio collaboriamo con la comunità di Indiani canadesi, oppure con quella cinese, interrogandoci sui motivi che spingono ad emigrare, ed ospitiamo molte mostre sul problema ambientale, un problema molto sentito dalle nuove generazioni. Anche in questo caso, è importantissimo il dialogo, con le università e con le comunità, per continuare a fare ricerca e proporre sempre qualcosa di nuovo.”

 

E guardando all’Italia, cosa servirebbe per fare innovazione nel suo campo?

 

“L’Italia dovrebbe usare di più e meglio la tecnologia, per promuovere il suo immenso patrimonio, fare programmi di educazione dentro i musei, non solo per i bambini ma anche per adulti e turisti, e contaminare i luoghi dell’antichità con mostre e opere contemporanee. 

E poi collaborare con musei, curatori, professionisti stranieri in modo da costruire opportunità e collegamenti tra l’Italia e il mondo: mi piacerebbe mandare un curatore dal MOV al Museo del Vetro ed ospitare da noi uno dei vostri. Sicuramente imparerebbero qualcosa di nuovo, di diverso, e così potrebbero nascere delle opportunità per entrambi.”