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2019-09-05 17:06:02

Alessia Camera e l’ecosistema INN-VENETO: visione strategica e risultati concreti

Cesare Granati


Grazie al progetto INN-VENETO torna in Italia per portare know-how e conoscenza nella Regione da cui era partita 7 anni fa. “Oggi lavoro soprattutto con le start-up” ci racconta tra un impegno lavorativo e l’altro “ma più in generale con aziende che si occupano di innovazione e tecnologia”

 

E l’innovazione sociale, l’impatto sociale, come si inserisce nel tuo lavoro? In quello delle realtà che incontri?

 

“Ti faccio un esempio: una delle prime start-up con cui ho lavorato quando mi sono trasferita a Londra aveva creato un marketplacedi prodotti sostenibili per l’arredamento, recuperando gli scarti e dando ai materiali nuovo valore, praticando quello che in UK chiamiamo l’upcycling. L’obiettivo era quello di mettere insieme una community focalizzata sul riciclo, ma attraverso il design, quindi di persone capaci di creare arredamenti unici, sostenibili e con un valore aggiunto, ad un prezzo premium. 

Spesso, quando si fa start-up, quando sviluppiamo un progetto con una start-up lo facciamo guardando alla sostenibilità, andando oltre il profitto e guardando all’impatto, o per lo meno nell’ottica di avere un impatto. Questo è più facile lavorando con imprenditori giovani, che non guardano esclusivamente al profitto: l’obiettivo è quello di creare un ambiente positivo, che possa risolvere le problematiche che riguardano proprio i giovani, la sostenibilità ambientale ma anche la crescita professionale.”

 

L’innovazione sociale quindi è un elemento costante nel tuo ambiente lavorativo. Ma come sei entrata in questo mondo? 

 

“Dopo essermi laureata in Economia a Verona nel 2008, aver fatto le prime esperienze lavorative nel mondo del marketing e della sostenibilità, quando già conoscevo Facebook e scrivevo su vari blog, iniziando così a capire le potenzialità della rete e dei social, ho deciso di fare un master al CUOA sull’innovation management. Alla fine del master, nel 2010, siamo andati a vistare un ecosistema innovativo particolarmente all’avanguardia - incubatori, acceleratori, start-up - che non era a Londra o a Berlino ma ad Helsinki, la casa della Nokia. Mi sembrava di essere Alice nel Paese delle Meraviglie e sono tornata convinta di voler lavorare in questo mondo, con le start-up. Invece, inizio a lavorare in un’azienda B2B che vendeva pannelli per mobili e vengo inserita in una strategic business unit innovativa. Mi occupavo del sito internet e dei canali social ma fu proprio il titolare, consapevole dei limiti del lavoro in azienda e della situazione italiana, a suggerirmi di partire, di mandare curriculum all’estero. Così nel 2012 sono partita per Londra, lavorando in remoto per questa azienda fino a quando, nel gennaio 2013, ho chiuso il mio primo contratto con una start-up.”

 

E le difficoltà che incontri lavorando sulle start-up, sul fronte dell’impatto sociale? 

 

“Prima di tutto sono determinanti le persone. Se imprenditore ed investitore sono focalizzati esclusivamente sul profitto, vogliono solo crescere in fretta per vendere in cinque anni, c’è poco da fare. Se non c’è una visione a lungo termine è quasi impossibile costruirla, mentre quando una delle due figure fondamentali ha questa visione, ad esempio un founder che con la sua attività vuole cambiare il mondo, avere un impatto positivo, allora è possibile contaminare con questa vision le persone dentro e fuori l’azienda.”

 

Un ecosistema innovativo, una vision a lungo termine, risultati economici e d’impatto sociale: elementi che hai trovato a Londra e che cerchiamo di alimentare anche qui, in Italia e in Veneto, anche attraverso questo progetto. Cosa ti aspetti da questa borsa di ritorno? Quale contributo vuoi dare?

 

“La visione deve essere sempre a lungo termine, ma è importante produrre risultati da subito, anche in ottica d’impatto sociale. Oggi si parla di inclusione, aggiornamento delle competenze, tematiche importanti quanto la sostenibilità ambientale ma su cui è possibile produrre da subito risultati concreti. Non servirebbe che tutti gli italiani smettessero di usare la plastica ma che gli imprenditori assumessero più donne in ruoli tecnici o strategici. Quindi, secondo me è importante iniziare a progettare l’ecosistema, la sostenibilità, con una visione a lungo termine insieme ad azioni concrete, immediate. 

Quello che ho visto, che ho notato guardando l’Italia da Londra, è che l’ecosistema sta crescendo, stanno nascendo realtà interessanti, ma senza una guida. Servono attori capaci di pianificare e far crescere questo ecosistema, dando le priorità e delle linee guida, come ha fatto l’Europa con l’Agenda 2020, ma che servirebbero anche a livello locale. Quello che provo a fare io è proprio questo: dare alle aziende e alle persone che hanno idee innovative degli strumenti progettuali per crescere, lavorare in rete e raggiungere i propri obiettivi, d’impatto e di business, focalizzandosi su temi ben definiti, verticali che possano essere risolte davvero. Coniugare sempre strategia e visione con concretezza e risultati”