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2019-09-05 17:04:47

Marianna Ferro: ritorna INN-VENETO la rivoluzione (sociale) del settore moda

Cesare Granati


Marianna Ferro, nata e cresciuta ad Este, nel Padovano, da 17 anni vive a Londra, da cui ha volato in giro per il mondo prima lavorando nel mondo della finanza, occupandosi di impact investment, poi in quello della moda. E sempre con un obiettivo, “cambiare il modo di fare le cose, per farle meglio”, quindi ottenendo risultati economici e, al tempo stesso, facendo qualcosa di utile, “producendo un impatto sociale positivo”. 

Oggi è founder e CEO di Flair Atelier, non semplicemente un brand di moda, ma un’azienda capace di entrare in uno dei mercati più difficili e competitivi al mondo, “un vero dinosauro”, rivoluzionando i processi, insieme all’esperienza d’acquisto dei propri clienti.

 

“La mia società unisce moda e tecnologia” racconta Marianna “Tramite una piattaforma prova a rivoluzionare la supply chain. Una donna può andare nel nostro sito, customizzareun vestito realizzato su misura, che viene prodotto solo on demand, fuori dalle dinamiche della produzione su larga scala. E viene prodotto non solo rispettando l’unicità del cliente ma anche la nostra etica del lavoro. Ogni persona di questa filiera viene pagata il giusto e si sente valorizzata, non è un automa nella catena di montaggio ma un sarto qualificato, usiamo i materiali migliori e il nostro impatto sociale è abbastanza rilevante. In uno dei settori più inquinanti al mondo, infatti, riusciamo ad eliminare gli sprechi: la tecnologia permette di creare vestiti personalizzati, durevoli e di ottima qualità, producendo rapidamente solo quello che va effettivamente utilizzato. In un certo senso, siamo l’antidoto alla fast fashion, eliminando gli impatti sociali ed ambientali riusciamo comunque ad essere altrettanto veloci.”

 

Quindi l’innovazione sociale è nel vostro DNA: è stato un elemento da cui siete partiti o l’avete scoperto nel tempo?

 

“In verità, è venuta da subito. Io avevo lavorato molti anni nella finanza, nel campo dell’impact investiment. Un modo di investire non solo considerando il valore del profitto ma anche quello delle esternalità, dell’impatto sociale. In quest’ambito avevo lavorato anche per il Governo inglese, che investiva in Paesi in via di sviluppo, non solo in progetti che avessero una valenza economica ma anche dei benefici sociali: il micro credito per le donne nigeriane, oppure una società israeliana in grado di desalinizzare l’acqua. Grazie a queste esperienze mi sono resa conto che c’è un modo responsabile di far le cose, e che non accade per sbaglio. Deve essere messo nel design del progetto: l’idea è che sia da considerare fin dall’inizio come il progetto imprenditoriale possa generare del bene, qual è il modo migliore per ottenere ottime performance economiche facendo qualcosa di utile, di positivo a livello di impatto sociale. E nella mia azienda siamo partiti da questo: la volontà di cambiare lo status quo, quindi di non fare molti pezzi ma quelli che servono, a seconda del gusto del cliente e di una qualità tale per cui non te ne vuoi più liberare. Senza sprechi”

 

E parlando proprio di risultati, di quelli prodotti dal vostro modo di fare l’impresa, quali sono stati più rilevanti?

 

“Viviamo in un’epoca in cui è possibile fare una macchina da 30.000 pezzi in 17 ore e invece la collezione di un grande brand di moda viene disegnata adesso ed è pronta a settembre. Vista la lentezza del settore, il risultato più rilevante è proprio quello di essere riusciti a fare le cose in modo diverso, utilizzando la tecnologia in modo pratico e utile. Possiamo garantire a chi compone la nostra filiera un lavoro pagato bene, nei tempi concordati, e stimolante; abbiamo eliminato gli sprechi di capi e componenti e quindi aumentato la marginalità sul singolo pezzo. Questo ci ha permesso di investire ulteriormente nella qualità, dei materiali e dei servizi. L’esperienza d’acquisto personalizzata non avviene solo tramite la piattaforma e ma anche offline: a Londra possiamo mandare a casa della cliente una personl stylist che le fa rivivere la tradizionale attenzione che un tempo era propria della sartoria”

 

Le difficoltà?

 

“Le difficoltà sono molte, proprio perché proviamo a cambiare la mentalità di un settore e di una filiera poco propensi all’innovazione, con tempi molto lunghi e costi elevati. Quindi, all’interno della supply chain, la difficoltà è trovare quelle risorse e quei fornitori capaci di capire questo cambiamento, all’esterno, trovare investitori che capiscano il valore di questo nuovo modo di fare le cose: la nostra crescita non sarà mai esponenziale, il cambiamento in atto è complesso, e i vantaggi più rilevanti sono a medio-lungo termine”

 

Gli obiettivi per il futuro?

 

“Per quanto riguarda il brand Flair Atelier, puntiamo a sviluppare ulteriormente le possibilità di scelta per il cliente, in termini di colori, materiali, design.  Ad esempio stiamo lavorando sulla visualizzazione 3D dinamica e l'user experience innovativa, in particolare grazie a due veneti con cui collaboro e che hanno un ruolo chiave nella mia società: Michele Fabbro, che ha lavorato in moltissime produzioni cinematografiche sugli effetti speciali, e Alessia Camera, nostra consulente nel growth marketing. Invece per quanto riguarda l’azienda, l’obiettivo è quello di vendere il format della nostra piattaforma: la possibilità di customizzare il prodotto, visualizzando le modifiche in tempo reale, rappresenta un’innovazione importante per chiunque venda tramite e-commerce, e per noi la possibilità di entrare anche nel mercato B2B.”

 

Prima di salutarci, chiediamo a Marianna perché ha accettato di partecipare al progetto di INN-VENETO e cosa si aspetta da questa borsa di ritorno.

 

“Essendo lontana dall’Italia, sono curiosa di scoprire com’è oggi il tessuto imprenditoriale e sociale veneto, come è cambiato. Inoltre, mi piacerebbe condividere le mie esperienze e quello che ho imparato in questi anni, contribuire. Attraversiamo un periodo di grandi difficoltà economiche e, ormai, è necessario cambiare sul serio. Quindi, più innovazione tecnologica, più opportunità di lavoro, ma unendo le forze, come punta a fare questo progetto: solo in rete è possibile innovare davvero, trovare le risorse e cambiare la cultura.”