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2019-07-25 14:52:28

Nasce Feeling Felt Design: stile e innovazione, 100% sostenibile

Umana Forma


 

Barbara Gangemi e Francesca Cruanes Rossini (la prima a sinistra e la seconda a destra nella foto di copertina. ndr), trentenni lombarde “adottate da Milano” sono Art Director e CEO di Feeling Felt, una “startup di moda sostenibile” incubata da #SpeedMIUp e nata “dalla nostra passione per la moda e per la sostenibilità”. Barbara (BG), dopo una carriera nel mondo della pubblicità e del design, e Francesca (FC), laureata in ingegneria biomedica e consulente informatico e tecnologico, stanno lanciando la loro prima linea di accessori proprio in questi giorni:

 

FC: "Abbiamo prodotto zaini, porta laptop e portachiavi, in cinque varianti colore per rappresentare anche visivamente alcuni aspetti dell’inquinamento da plastica. I nostri prodotti sono realizzati con feltro riciclato da bottiglie di plastica e da un filamento di origine vegetale, di canapa, riciclabile e stampato in 3D. Abbiamo appena concluso con successo una campagna su kickstarter e adesso possiamo iniziare con la produzione vera e propria, mentre continuiamo le attività di ricerca e sviluppo: stiamo già cercando nuovi materiali per realizzare una linea più estiva e stiamo progettando uno zaino non solo sostenibile ma anche smart, con un quid tecnologico all’interno.” 

 

Innovazione sociale sia intesa come rete, la community che vi ha sostenuto, sia a livello di business. Siete partite da questa vocazione green per costruire la vostra impresa?

 

FC: “Un mix tra moda e sostenibilità. Barbara, oltre a lavorare nel mondo della pubblicità e del design, realizzava borse in feltro fatte a mano, per hobby. Quando ho visto il suo progetto abbiamo deciso di dargli una struttura, di trasformarlo da passo tempo a business, e abbiamo deciso di produrre accessori di moda un po’ più completi, partendo dallo zaino. In quel periodo, abbiamo fatto un viaggio: siamo state al mare e ci siamo rese conto della situazione effettiva, reale, dell’inquinamento da plastica. Una volta tornate abbiamo dato una svolta sostenibile al progetto, per sensibilizzare e per contribuire nel nostro piccolo alla soluzione di questi grandi problemi, del cambiamento climatico e dell’inquinamento. 

Quindi è partita la ricerca di materiali che fossero ecosostenibili, prodotti in modo sostenibile, riciclati o riciclabili, proprio come il feltro: nella maggior parte dei casi è 100% PET. 

E da lì è partito anche un progetto di economia circolare.”

 

Come funziona? È già in atto?

 

BG:“Il ciclo non è stato avviato perché non abbiamo ancora un prodotto a fine vita, ma abbiamo già parlato con l’azienda che produce il feltro per poterlo realizzare: è un obiettivo di cui la fattibilità è nota. L’idea è quella di andare a ritirare il prodotto, consegnarlo ad aziende specializzate nel riciclo della plastica e poi rinnestarlo nel ciclo produttivo del tessuto.

Oltre al logo in filamento di canapa riciclabile, utilizziamo anche l’ecopelle per il fondo degli zaini: il processo di riciclo, in questo caso, è molto più lungo ma comunque possibile. Ad oggi, rappresenta un nostro obiettivo. 

D’altronde, ad ogni passo che facciamo consideriamo il nostro impatto sociale. La sostenibilità per noi è un valore, il nostro stile di vita oltre a quello di chi ci segue e ci sostiene”

 

E siete rimaste soprese dal vostro seguito? Avete incontrato delle difficoltà nel raggiungerlo?

 

BG: È stato sorprendente come abbiano iniziato a seguirci e a condividere la nostra storia attraverso i social network, spontaneamente. All’inizio abbiamo contattato qualche influncer ma poi tantissime persone scrivevano per conoscerci, per farci i complimenti, e diventavano loro stessi promotori del progetto, senza chiedere nulla in cambio. Ci ha dato una grande spinta: noi ci credevamo molto nel progetto, ma sapere che estranei ci credevano a tal punto da volerci aiutare, sia economicamente (con le donazioni su kickstarter), sia comunicando nella loro cerchia la nostra azienda, mi ha davvero sorpreso. Si è creata una vera community.

Mentre è stato difficile promuovere l’utilizzo del mezzo in sé, della piattaforma kickstater. In Italia in pochi la conoscono, sia a livello di nome, sia di user experince. Inoltre, è satura di progetti, quindi è necessario spingerli molto a livello di marketing, mediatico e sui social. A maggior ragione, aver avuto successo completando la campagna ci ha dato grande soddisfazione.” 

 

Una community che crede nel progetto e la sostenibilità come valore comune. Possiamo parlare di un ecosistema innovativo, che è anche l’obiettivo del progetto INN-Veneto. Secondo voi, cosa servirebbe per superare le criticità che avete incontrato?

 

FC: “Fare più incontri, non convegni, ma incontri diffusi sul territorio, proprio come prova a fare INN-Veneto. Far parlare le persone dal basso, chi sta vivendo l’esperienza, non solo per dire come si fastartup ma per far capire cos’è una startup, che ci sono persone vere, che hanno una forte passione per qualcosa, che credono in un progetto e tentano di realizzarlo. Da fuori, una stratup può sembrare effimera, senza concretezza, invece, tutte le startup che abbiamo incontrato sono portate avanti da persone che ci stanno mettendo l’anima, sia nei casi di successo, sia quando l’idea non decolla. Inoltre, si dovrebbe parlare di tecnologia, di come si vendono oggi i prodotti, dei mezzi che ti permettono di raggiungere le startup: kickstartere altre piattaforme simili sono praticamente sconosciute in Italia e se ci fosse più conoscenza e consapevolezza, per le startup sarebbe molto più facile utilizzare questi mezzi per colmare il gap con investitori e clienti, tra azienda e community.”